Da visitare
Se siete amanti della natura e avete voglia di respirare aria pura tra il verde delle Langhe, se siete stanchi dello stress e del caos cittadino, se amate le passeggiate, a piedi o in bicicletta, Camo è la meta adatta a voi.
Tranquillità, silenzio, un senso di pace e di armonia… questo è ciò che si percepisce passeggiando per le vie di Camo e per le sue strade di campagna.
Per non parlare della bellezza della natura e della gioia che si ha stando a contatto con essa!
Siete dei tipi sportivi? Vi sfidiamo ad affrontare, a piedi o meglio ancora in bici, la strada tutta curve e tornanti che da S. Stefano porta a Camo! Se ci riuscite siete pronti per il giro d'Italia!
Immaginiamo di fare una bella passeggiata in questo paese, osservando le sue bellezze. Il nostro tour potrebbe iniziare in Via S. Stefano Belbo, dove sono presenti villette di recente costruzione. Possiamo dire che è la zona nuova di Camo. La via che stiamo percorrendo è la strada provinciale (SP 31) che parte dal bivio con la statale che collega S. Stefano Belbo a Cossano e termina in piazza Carlo Cirio a Camo e che fu costruita, secondo testimonianze, nel lontano 1908.
Seguendo quindi questa strada arriviamo proprio in piazza Carlo Cirio, che è una terrazza sulle colline del moscato…. Nelle belle giornate primaverili o estive si rimane affascinati ad osservare il contrasto tra il verde dei vigneti e l'azzurro intenso del cielo.
Gli alberi ricchi di fiori o frutti, il cinguettare degli uccellini, i profumi della natura, il caldo vento che ci accarezza la pelle e ci scompiglia i capelli… tutto questo ci trasporta in un mondo come di fiaba, in cui per un attimo le preoccupazioni quotidiane vengono lasciate da parte e ci si abbandona a percepire con tutti i nostri sensi la natura, la sua pace, la sua armonia, i suoi colori, i suoi odori.
Ma altrettanto suggestive sono le fredde e grigie giornate autunnali quando la nebbia, che ci impedisce di vedere a valle e che lascia spuntare solo le cime delle colline, sembra un soffice mare di nuvola che tutto avvolge e nasconde.
E che dire dello spettacolo che ci offre l'inverno? Quando un manto di neve ricopre le brulle e spoglie colline e il paesaggio si trasforma, diventando quasi irriconoscibile…
Osservando il panorama da questa terrazza possiamo notare a valle il torrente Belbo e il paese di Cossano, di fronte invece attirerà la nostra attenzione una piccola chiesetta, è il Santuario della Madonna della Rovere a Cossano.
Proseguiamo ora il nostro tour salendo la scalinata in mattonelle rosse che porta in cima al colle dove si ergono la chiesa, il campanile e il palazzo del municipio. Anche da questa piazza si gode di una suggestiva veduta panoramica, oltre che sulle colline circostanti, anche su parte del paese.
Prima di analizzare l'esterno e l'interno della chiesa parrocchiale di S. Pietro in Vincoli, mi soffermerei brevemente sulla storia della parrocchia di Camo e, per questo, utilizzerei la testimonianza, raccolta dal professor Bosca, di Don Michele Messa, parroco di Camo dal 1955 al 1994, e la raccolta di bollettini parrocchiali datati dal 1956 al 1986.
Don Messa era convinto che la parrocchia di Camo fosse di origine antica e aveva compiuto alcune ricerche. Non era riuscito però a spingersi oltre il 1600, in quanto nell'archivio parrocchiale il registro più antico risale al 1669. Da questi documenti tuttavia è possibile ricavare notizie importanti sulla storia della parrocchia di Camo:
"la vecchia chiesa parrocchiale era posta sulla cima del monte, situato in mezzo al paese." (Bosca:1985)
La vecchia chiesa era di dimensioni modeste, lunga circa 13 metri e larga 4,50 e ad una sola navata. Il luogo circostante la chiesa comprendeva la canonica e il cimitero ed era di proprietà della parrocchia. In epoca moderna, però, il catasto assegnò il "monte" al comune.
Dalla relazione di Visita Pastorale del 1779, riportata da Don Michele Messa sul bollettino di maggio 1961, possiamo anche venire a conoscenza di come fosse l'interno della vecchia chiesa di Camo.
Non vi sono pitture, tutta imbianchita, non tribune, né coretti (1). Tre sole finestre con grie, vetri e rudò; unica porta a oriente. Tre sono gli altari: quello maggiore, quello della Madonna del Rosario e quello di S. Margherita da Cortona con statua. Non vi sono banchi per la Chiesa, ma molte camerales sedes (2) e tre subsellia (3), che appartengono a singole famiglie.
La relazione prosegue indicando che la chiesa, il cui patrono è S. Pietro in Vincoli, non era consacrata, ma solo benedetta e soffermandosi sulla descrizione del tabernacolo, in legno e di forma quadrata.
Da due relazioni di Don Carlo Giuseppe Giachino (del 1779 e del 1792) apprendiamo notizie circa l'antico campanile.
In parrocchia ci sono due campanili uno qui e l'altro a Valdivilla (4). Quello di Camo è verso la porta della Chiesa, ben forte, verso settentrione, largo 4 piedi ed alto 25 circa. Vi sono due campane: una benedetta da me, l'altra non so.
Nel 1934 l'autorità ecclesiastica e quella civile riconobbero, tramite un decreto di interdizione, la pericolosità e l'inadeguatezza della chiesa.
Era dunque necessario provvedere a risolvere la situazione e le possibilità erano sostanzialmente due: il restauro o la costruzione ex novo. Non vennero prese decisioni fino al 1938 quando il prevosto Don Agostino Boglione incaricò l'architetto Oreste Dellapiana di Alba di progettare un piano organico di sistemazione della chiesa parrocchiale e dell'annessa casa canonica.
Questi, d'accordo con il parroco, la Curia Vescovile e col Municipio di S. Stefano Belbo (ricordiamo infatti che in quegli anni Camo faceva parte del comune santostefanese) ritenne più utile e logico costruire una nuova chiesa e una nuova casa canonica.
A quel punto non rimaneva che scegliere il luogo su cui edificare la nuova chiesa e le discussioni al riguardo videro per un momento prevalere l'ipotesi di spianare il colle, ipotesi che fortunatamente non venne accolta dall'architetto Dellapiana che, come lo definisce Bosca, era "a suo modo un mistico e di fronte al magnifico colle delle Langhe nostre, ubertose e solatie pensò di rivivere e far rivivere in chi avrebbe visitato la chiesa tutta l'anima francescana, piena di poesia e di mistico fervore ascetico".
Il 17 aprile del 1939 l'impresa Guarena-Gallizio di Neive diede inizio ai lavori: furono demolite la vecchia chiesa e buona parte della casa canonica, costruita una nuova chiesa parrocchiale, ricostruite integralmente la sacrestia e parzialmente la casa canonica, demolito il muro a secco della vecchia scarpata, costruito un banchettone di coronamento in calcestruzzo, eretto un parapetto in mattone.
L'abbattimento del campanile e di conseguenza la sua ricostruzione non erano previsti dal progetto iniziale.
Dopo la demolizione della chiesa, però, anche il campanile si rese pericolante e fu necessario abbatterlo. Il preventivo iniziale per tutti questi lavori era pari a 168.960 Lire, compreso l'onorario al progettista. L'ammontare delle spese per la ricostruzione della chiesa potrebbe sembrare di poco conto, ma in realtà i circa 87 Euro del tempo costarono molti sacrifici al parroco e ai parrocchiani.
I lavori si protrassero per lunghi anni e anche i debiti della parrocchia aumentavano sempre di più. La parrocchia di Camo infatti non era ricca, anzi, era totalmente priva di fondi e riusciva a sopravvivere grazie al denaro elargitole dalla Curia.
Don Boglione per questo iniziò ad inoltrare richieste di contributo ai vari enti, primo fra tutti il comune di S. Stefano Belbo da cui la parrocchia all'epoca dipendeva, non ritenendo giusto far ricadere sulla popolazione l'intera spesa sostenuta. Erano stati anni molto duri per i camolesi, che avevano dovuto far fronte al flagello della filossera, a frequenti grandinate e alla crisi vinicola. Problemi molto gravi per una popolazione che si occupava quasi esclusivamente di agricoltura!
Pur non avendo grandi disponibilità economiche gli abitanti di Camo dimostrarono però di avere un grande cuore e una grande forza di volontà. Dedicarono infatti il loro tempo e le loro energie alla costruzione della nuova chiesa. La sabbia necessaria fu prelevata dal Belbo: decine di carri la trasportarono da valle fino al colle di Camo dove sarebbe sorta la chiesa. Le pietre occorrenti furono invece recuperate a Cà del Frà e, non disponendo di mezzi adeguati al trasporto, gli abitanti di Camo costruirono una sorta di catena umana lunga da Cà del Frà fino a quella che oggi è la piazza del Municipio.
Centinaia di uomini si passarono di mano in mano ogni singola pietra di quella che sarebbe diventata la loro chiesa, una chiesa che nasce non solo per volere del parroco e della Curia e dal progetto di un architetto, ma anche e soprattutto dal desiderio e dall'impegno dei parrocchiani.
È bello pensare come un luogo di incontro, non solo con Dio ma anche con i compaesani, così importante sia nato proprio dalla collaborazione e dal grande lavoro della gente comune.
Prima di accogliere i fedeli fra le sue mura, la chiesa di Camo li ha uniti nella realizzazione di un progetto e ancora oggi è emozionante pensare che la nostra chiesa è il frutto del lavoro e della fatica dei nostri nonni o bisnonni!
La chiesa parrocchiale di Camo è dedicata a S. Pietro in Vincoli ed è in stile romanico moderno.
La facciata è caratterizzata dal portale in pietra di Malaneggio, dai tre gradini curvilinei in pietra di Lucerna e, soprattutto, da una pensilina in pietra su cui sono collocate le statue di due angeli in preghiera ai piedi della croce. Questo gruppo artistico, in bronzo fuso, è stato realizzato dallo scultore Musso di Torino.
La chiesa è ad una sola navata. Ai lati del presbiterio ci sono due coretti. L'altare è centrale e ben visibile da tutti i punti. È in marmo botticino e fu collocato, insieme al leggio in marmo con specchiature d'onice, nel 1974 (5).
La chiesa risulta essere ben illuminata grazie alla presenza di 33 esili finestre con vetri opalescenti, di colore dorato chiaro che furono fatti arrivare da Monaco di Baviera. Il soffitto è a cassettoni in legno di faggio con faesite e fu scelto dall'architetto per esigenze termiche, acustiche e anche economiche.
Nelle cinque nicchie che si trovano dietro l'altare centrale sono affrescati i quattro Evangelisti con San Pietro, patrono di Camo, al centro.
Ognuno dei quattro Evangelisti reca in mano un libro, il proprio Vangelo, mentre S. Pietro è rappresentato con le catene alla caviglia.
Nella mano sinistra ha due chiavi, simbolo forse delle chiavi del Paradiso, mentre la destra tiene alzate tre dita, a ricordare la Santissima Trinità. Ai piedi di ciascun personaggio è collocata una pergamena indicante il nome.
Questi affreschi, realizzati nel 1942, sono l'ultima opera del pittore ed esperto di arte sacra Viero Migliorati di Milano, che rimase vittima di un bombardamento durante la seconda guerra mondiale.
Su ambo i lati della navata possiamo notare tre cappelle. Le due più vicine al presbiterio sono dedicate una al Sacro Cuore di Gesù e l'altra alla Madonna.
La cappella di sinistra è infatti caratterizzata dall'affresco raffigurante il Cristo risorto, a braccia aperte in atteggiamento accogliente, come se volesse abbracciare tutta l'umanità. La mano destra ha tre dita alzate, ad indicare la Santissima Trinità. Gesù è vestito con una tunica bianca e un manto rosso, i colori della Pasqua. Intorno al capo un'aureola di luce e le parole "Io sono la via, la verità, la vita".
Ai piedi del Signore è rappresentato il paese di Camo sotto la neve: il pittore ha voluto porre le case di Camo e i suoi abitanti sotto la protezione di Gesù. A sottolineare maggiormente ciò, una pergamena in basso a sinistra recita: "Non temete, io sono con voi sempre".
Dalla parte opposta della navata, possiamo ammirare Maria Ausiliatrice col Bambino. Gesù e la Madonna sono vestiti in modo ricco e sfarzoso e portano in capo corone d'oro, simbolo di regalità. Nella mano destra Maria stringe un rosario.
Gesù è in braccio a Sua Madre ed è a braccia aperte, come a voler abbracciare chi si trova di fronte. Un'aureola di stelle circonda il capo dei due personaggi raffigurati. Su tutto il contorno dell'arco che contiene questo affresco è scritta la frase: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio o Santa Madre di Dio", mentre in basso a destra e a sinistra un mosaico recita così "Tutte le genti mi diranno beata".
Entrambi gli affreschi furono fortemente voluti da Don Messa e vennero dipinti nel 1991 da Padre Eliseo Sasselli della Compagnia di Gesù, residente a Torino presso la Chiesa dei Gesuiti. P. Sasselli, nel 1992, realizzò anche il dipinto che troviamo all'entrata della chiesa, in prossimità del fonte battesimale.
L'episodio qui rappresentato è il Battesimo di Gesù. Sulla destra, Giovanni Battista, vestito di pelli e con un drappo rosso, sta versando acqua sul capo di Gesù, che è invece al centro dell'affresco, prostrato e con il capo chino. Nella mano sinistra S. Giovanni Battista reca una sorta di croce, forse a presagire la morte di croce che patirà il Signore. Sulla sinistra dell'affresco due angeli reggono le vesti di Gesù, mentre al centro in alto possiamo notare la colomba, che in questo caso simboleggia lo Spirito Santo.
P. Sasselli ha anche realizzato i mosaici che si trovano dietro i confessionali. Ogni mosaico, disposto ad arco, contiene una frase che invita alla meditazione, alla riflessione, alla preghiera o alla conversione:
Signore ascolta, Padre perdona
Mi alzerò e tornerò alla casa del Padre mio
Il tempio tuo adorabile è casa di preghiera
Lungo tutta la navata si possono inoltre osservare i quadri della Via Crucis, posti in chiesa nel 1960. Sono in ceramica (tipo mosaico) cotta a gran fuoco, brillante nelle tinte (pittura a smalto) e vennero forniti dalla ditta Lindo Grassi di Torino.
La torre campanaria, realizzata nel 1985 è alta circa 18 metri ed è in stile romanico moderno, proprio come la chiesa.
La campane al suo interno sono tre e di dimensioni diverse.
La grande è dedicata a S. Pietro, la media alla Madonna e la piccola a tutti i Santi.
Furono benedette nel 1988 dal Vescovo Giulio Nicolini e da quell'anno scandiscono le ore di ogni giorno della vita dei camolesi, con il loro suono rallegrano le domeniche e i giorni di festa, invitano i fedeli alla Celebrazione Eucaristica e addirittura a volte allarmano i viticoltori in caso di pericolo di peronospora!
La prima è risalente a due o tre secoli fa ed è così descritta: "è distante dalla Chiesa circa dodici piedi: al di sotto (piano terreno) è composta di due stanze, un forno, un portico, due 'crote'; al di sopra (primo piano) vi sono due stanze ben riparate. Vicino alla Chiesa c'è un lungo e stretto ponticello, che parte io feci fare e parte lo rinnovai… il sito che circonda la Chiesa e la Canonica è tutto della Casa Parrocchiale… il Parroco abita la Casa Parrocchiale, non convive con alcuni dei congiunti, non tiene donne in casa" (Don Carlo Giacosa, 1779).
La seconda casa canonica risalirebbe al 1819 ed è descritta da Don Teobaldo Giacosa: "La presente casa fu edificata l'anno 1819 con spontanee oblazioni dei parrocchiani, rilevanti alla somma di L. 200. L. 300 furono donate da S.S. R. M. Vittorio Emanuele… Il piccolo monte, su cui è situata la Chiesa, spetta al Parroco in misura di tavole 40 circa, a riserva di poche tavole che spettano alla Comune e ne usufruisce il Parroco… La Casa Parrocchiale è attigua alla Chiesa: è angusta ed è insufficiente con 5 camere in tutto. Le riparazioni spettano alla Comune, ma furono fatte dall'attuale prevosto. V'è ancora altra casa rustica minacciante rovina, la quale serve ancora per cantina. Il Parroco abita la casa parrocchiale ed essendo insufficiente, tiene in affitto altra casa degli Ill.mi Sigg. Conti Incisa, esistente avanti la Casa Parrocchiale e la Chiesa. Per retribuzione celebra una messa al mese secondo la loro pia intenzione. Vi abita con serva, figlia nubile in età di anni 40, d'onesti costumi; tiene ancora un servo d'anni 12, figlio esposto dell'Opera Maternità di Torino".
La terza casa canonica fu costruita intorno al 1888. Il 21 giugno di quell'anno infatti l'allora parroco Don Giovanni Massa così scrive: "… è bensì piccola, ma decente e ben tenuta, per la cura soprattutto dell'attuale prevosto don Giovanni Massa…". Secondo le testimonianze raccolte da Donato Bosca, Don Massa fece alcune aggiunte tra cui un portico-legnaia.
Nel 1912 fu abbattuta la casa rustica, quella che Don Teobaldo Giacosa definì come "minacciante rovina". Il parroco cedette al comune parte del sito parrocchiale e, in compenso, il comune fece costruire a sue spese la cantina del parroco.
Della casa canonica del 1888 è rimasto conservato un dipinto che la raffigura. Da questo possiamo dunque azzardarne una descrizione: la facciata della casa era dipinta di azzurro ed era caratterizzata da un bellissimo porticato e da una scaletta. Questo porticato funse da palcoscenico per alcune rappresentazioni teatrali tra cui possiamo ricordare il dramma "La vendetta della zingara" in occasione dei festeggiamenti patronali del 1958 (riportato nel bollettino di agosto di quell'anno).
Nel 1965 anche questa canonica fu abbattuta e venne eretta quella attuale, molto più ampia e funzionale.
In stile liberty moderno il palazzo comunale venne realizzato nel 1912 ed era destinato ad ospitare il municipio e le scuole.
La facciata si presenta non simmetrica: lo scalone a doppia rampa la divide infatti in due corpi l'uno caratterizzato da quattro finestre e l'altro da otto.
Tale suddivisione è ulteriormente messa in evidenza dalla diversa composizione architettonica della facciata.
La parti laterali, intonacate e tinteggiate, sono ingentilite dalla presenza di un fregio decorativo in pietra artificiale, che prolungandosi anche in verticale tra gli spazi compresi tra una finestra e l'altra, scandisce ulteriormente il doppio ordine di aperture.
La parte centrale si differenzia completamente da quelle laterali: l'intonaco è stato lavorato in modo da riprodurre l'effetto della pietra posta a corsi paralleli e sovrapposti, creando un effetto di austerità. Di particolare pregio risulta il cornicione del primo piano, con la presenza di finte mensole in cemento.
Dal 1991, anno in cui furono chiuse, non ospita più le scuole.
È ancora sede del comune e una parte del palazzo è stata destinata ad ufficio postale.
Sullo scalone d'ingresso al palazzo notiamo raffigurati gli stemmi del comune di Camo, la scritta "Comune di Camo" e il simbolo dei "Sei in Langa", dal 2001 infatti Camo fa parte dell'Unione dei piccoli comuni di Langa con Barbaresco, Neive, Neviglie, Mango, Treiso e Castiglione Tinella.
Continuando il nostro tour a Camo, scendiamo dal colle costeggiando il palazzo comunale. Anche questa strada, così come la piazza e la scalinata, è rivestita di mattonelle rosse.
Sulla destra possiamo così osservare il monumento ai caduti. Si tratta di due pietre rettangolari in serizzo recanti i nomi dei soldati che sacrificarono la loro vita durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Questo monumento fu inaugurato il 25 maggio 1980 e da quasi 30 anni si erge a memoria di quelle vite, invitando i passanti alla riflessione.
Quello di oggi è il terzo cimitero della storia di Camo, almeno dal XIX secolo in poi.
Come riporta Donato Bosca, infatti, nel 1837 era ancora esistente un antico cimitero collocato a circa venti piedi dalla porta della chiesa, situato verso oriente e settentrione. Si dice che questo camposanto sia scomparso a causa di una grossa frana.
Un nuovo cimitero (che però da tutti viene ricordato come cimitero vecchio!) fu edificato nel 1833 a spese del comune. Oggi non esiste più.
L'attuale camposanto fu costruito, su sollecito del Vescovo Mons. Carlo Stoppa, negli anni '50. Misura 1552 mq ed è costato complessivamente 957.881 lire.
Nel corso degli anni ha subito alcuni interventi e restauri. In particolare, nel 2004 sono state costruite due nuove colombaie in pietra di Langa e nel 2005 è stato pavimentato.
La strada che porta a Dornere è caratterizzata da un panorama mozzafiato.
Guardando ad Ovest e a Nord – Ovest infatti, quando il cielo è limpido e sereno, la visuale si estende fino a Superga.
Possiamo ammirare l'ondulato estendersi di colline e colline con le loro forme dolci e armoniose e i loro colori che a mano a mano che si va verso l'orizzonte assumono tutte le sfumature del verde fin quasi a dissolversi in un grigio azzurro. E poi, proprio sulla linea di confine fra terra e cielo, le montagne… che, quando sono innevate, sembrano disegnate col gessetto bianco sullo sfondo azzurro terso del cielo.
La vista che si ha da questo punto è senza dubbio spettacolare, ma anche ciò che ci sta intorno è bellissimo e degno di nota.
Il paesaggio circostante è quello della campagna, caratterizzata soprattutto dai vigneti. La vite, come già ampiamente descritto, è la coltivazione più diffusa e quella del viticoltore è ancora l'occupazione principale degli abitanti di Camo.
La bellezza dei vigneti è data sicuramente dalla regolarità nella disposizione dei filari, tutti alla stessa distanza, che seguono in modo armonioso il pendio della collina.
Lo spettacolo a cui possiamo assistere osservando questo paesaggio cambia radicalmente col cambiare delle stagioni. Questo è dovuto, da un lato, ovviamente ai cambiamenti che la natura subisce nel corso dell'anno ma dall'altro anche ai diversi lavori che la vite richiede durante le varie stagioni.
In autunno rimarrete meravigliati dalla varietà di colori che dipingono le foglie delle viti.
Tutte le tonalità del verde fino al giallo e al marrone caratterizzano le foglie della vite di moscato, mentre le tonalità del rosso e del viola colorano le foglie della vite di dolcetto e, in generale, dell'uva nera (freisa, barbera…).
Con il sopraggiungere dell'inverno tutto è spoglio.
I viticoltori passano dalla potatura alla legatura e, dopo questa operazione, tutti i tralci sono chinati sul fil di ferro, creando nuove geometrie.
Se vi trovate a passare di qui in primavera sicuramente percepirete un'atmosfera frizzante.
È la stagione del risveglio e la natura, dopo il riposo invernale, inizia a germogliare.
Anche la vite mette le prime gemme che poi si schiuderanno diventando tenere foglioline verdi.
Più tardi, nella stagione calda, le stesse viti saranno rigogliose, ricche di foglie verde brillante che proteggono dal sole gli ancora piccoli grappoli d'uva.
Qua e là nei filari noterete le sagome degli instancabili agricoltori al lavoro, che procedono a diradare le foglie e a sistemare un po' i tralci, conferendo ad ogni filare un aspetto ordinato e curato.
E poi arriva la frenesia…è' tempo di raccogliere i frutti di tanto lavoro, è tempo di vendemmia! Le viti di moscato sono ora sì caratterizzate dal colore verde, ma scostando una foglia ecco apparire il dorato del grappolo, il nostro tesoro.
Dolci profumi, dolci sapori e un misto di allegria, speranza, agitazione e preoccupazione nel cuore di ogni contadino, che ha affrontato il rigore dell'inverno e l'afa dell'estate, ha pregato per la pioggia che dissetasse le campagne e contro la grandine, che non arrivasse a distruggere il suo bene prezioso.
Ed ora è lì, pronto a lavorare instancabilmente e quasi ininterrottamente per circa quindici giorni per raccogliere l'uva destinata a diventare un nettare dolcissimo degno degli dei: il moscato.
Se visiterete Camo in periodo di vendemmia lo troverete pressoché deserto, ma osservando le vigne noterete le sagome dei contadini e udirete le loro voci e i rumori di trattori e camion.
Quando tutto è terminato, la quiete. Il mosto riposa nelle cantine e le campagne sono immerse di nuovo in un'atmosfera di pace e tranquillità preparandosi ad affrontare un altro inverno.
Dopo aver camminato circa un chilometro entriamo in Dornere, frazione di Camo dal 1901.
Dornere è grande una manciata di case ed ha anche una cappella dedicata all'Annunziata di Maria Santissima.
La notizia più antica riguardante tale cappella risale al 1779, anno in cui il prevosto Don Carlo Giachino scrisse che era dedicata all'Annunziata di Maria SS.
La cappella è di modeste dimensioni, ma all'epoca era ancora più piccola. Venne ampliata nel 1815 grazie alla donazione di un piccolo appezzamento di prato che un certo Caimotti Giorgio, con atto notarile del 13 giugno 1815, dispose a favore della Chiesa.
I lavori di ampliamento poterono essere effettuati grazie alla sottoscrizione di undici capi-famiglia e del prevosto di Camo Don Stefano Battaglia, che permise di far fronte alle spese che ammontavano a circa 320 Lire.
Inoltre un certo Giovanni Montaldo di 20 anni, nativo di Cossano e residente a S. Stefano Belbo "liberamente e spontaneamente si impegnò a pagare ogni anno e in perpetuo 7 lire piemontesi, ipotecando addirittura una propria pezza di terra coltivata a vigneto, situata in regione delle Dornere, in località Ollive, di tre giornate di estensione e confinante con le proprietà di Pietro Bosio, Carlo Prando, di Giorgio Tranchero e degli eredi di Cainotto Giovanni". (Bosca:1985).
La "libera e spontanea" scelta di questo giovane era una "conditio sine qua non" richiesta dal Vicario Capitolare di Alba per autorizzare i lavori di ampliamento e la celebrazione dei divini uffizi e veniva chiamata "dote".
Anche con questo ampliamento, la cappella rimane di piccole dimensioni, ma proprio questo la rende suggestiva. È molto semplice ed è caratterizzata da un unico grande quadro raffigurante l'Annunciazione dell'Angelo Gabriele a Maria.
Soprattutto nel passato, la cappella di Dornere era meta di processioni, soprattutto il pomeriggio dell'Ascensione e in occasione delle rogazioni.
Le rogazioni erano preghiere particolari per chiedere la benedizione sui raccolti e la protezione dalle calamità naturali.
Nei tre giorni precedenti l'Ascensione era tradizione fare tre processioni recandosi in luoghi diversi e recitando tali preghiere: il primo giorno si andava verso S. Stefano Belbo, il secondo a Dornere e il terzo verso il cimitero.
Mi soffermerei brevemente a raccontare la processione a Dornere, non solo perché sto analizzando la cappella della frazione, ma soprattutto perché credo sia interessante scoprire una tradizione che col passare degli anni si è persa e che, a sentirla oggi, sembra appartenere a luoghi e tempi remotissimi.
Si partiva dalla chiesa di Camo verso le 6.00 – 6.30 del mattino in processione recitando preghiere e invocando lodi. Arrivati alla cappella si celebrava la S. Messa.
Al termine, nel piazzale antistante vi era una prima benedizione alle campagne.
Al ritorno, sempre in processione, erano previste altre due tappe durante le quali si benediva la campagna.
Per le otto circa si era tutti a casa, pronti ad iniziare un'altra dura giornata di lavoro contadino!
La Madonna di Dornere, inoltre, era particolarmente invocata per la guarigione dei bambini ammalati. Questo era testimoniato dai numerosi quadri ex voto che fino a poco tempo fa potevano essere osservati nella cappella.
Un'altra occasione di ritrovo alla cappella di Dornere è la festa dell'Annunziata, che si celebra ancora oggi.
(1) Cappelle
(2) Sedie comuni
(3) Banchi
(4) All'epoca la parrocchia comprendeva Camo e Valdivilla (oggi frazione di S. Stefano Belbo)
(5) In seguito alla riforma che prevedeva che il sacerdote celebrasse la Messa stando rivolto verso i fedeli e non di spalle, come invece era stata regola fino ad allora.
(6) Tale campana è ciò che ancora ci rimane dell'antico campanile.
Tranquillità, silenzio, un senso di pace e di armonia… questo è ciò che si percepisce passeggiando per le vie di Camo e per le sue strade di campagna.
Per non parlare della bellezza della natura e della gioia che si ha stando a contatto con essa!
Siete dei tipi sportivi? Vi sfidiamo ad affrontare, a piedi o meglio ancora in bici, la strada tutta curve e tornanti che da S. Stefano porta a Camo! Se ci riuscite siete pronti per il giro d'Italia!
Immaginiamo di fare una bella passeggiata in questo paese, osservando le sue bellezze. Il nostro tour potrebbe iniziare in Via S. Stefano Belbo, dove sono presenti villette di recente costruzione. Possiamo dire che è la zona nuova di Camo. La via che stiamo percorrendo è la strada provinciale (SP 31) che parte dal bivio con la statale che collega S. Stefano Belbo a Cossano e termina in piazza Carlo Cirio a Camo e che fu costruita, secondo testimonianze, nel lontano 1908.
Seguendo quindi questa strada arriviamo proprio in piazza Carlo Cirio, che è una terrazza sulle colline del moscato…. Nelle belle giornate primaverili o estive si rimane affascinati ad osservare il contrasto tra il verde dei vigneti e l'azzurro intenso del cielo.Gli alberi ricchi di fiori o frutti, il cinguettare degli uccellini, i profumi della natura, il caldo vento che ci accarezza la pelle e ci scompiglia i capelli… tutto questo ci trasporta in un mondo come di fiaba, in cui per un attimo le preoccupazioni quotidiane vengono lasciate da parte e ci si abbandona a percepire con tutti i nostri sensi la natura, la sua pace, la sua armonia, i suoi colori, i suoi odori.
Ma altrettanto suggestive sono le fredde e grigie giornate autunnali quando la nebbia, che ci impedisce di vedere a valle e che lascia spuntare solo le cime delle colline, sembra un soffice mare di nuvola che tutto avvolge e nasconde.
E che dire dello spettacolo che ci offre l'inverno? Quando un manto di neve ricopre le brulle e spoglie colline e il paesaggio si trasforma, diventando quasi irriconoscibile…
Osservando il panorama da questa terrazza possiamo notare a valle il torrente Belbo e il paese di Cossano, di fronte invece attirerà la nostra attenzione una piccola chiesetta, è il Santuario della Madonna della Rovere a Cossano.
Piazza Carlo Cirio e locali del Circolo A.C.L.I.
La piazza Carlo Cirio, progettata dall'Ing. Giorgio Domini di Alba, è stata inaugurata il 27 giugno del 1982. Dal 1984 i locali che si trovano sotto questa piazza sono sede del Circolo A.C.L.I. di Camo e comprendono un bar, una pizzeria e una bocciofila. Nel 2004 sono stati ristrutturati ed ora appaiono luminosi ed accoglienti. Dopo la chiusura alla fine degli anni '90 della trattoria dell'Aquila e del bar sottostante, questi locali costituiscono l'unico luogo di ritrovo per gli abitanti di Camo e non solo. Infatti, la maestria con la quale i gestori del Circolo cucinano la pizza attira a Camo moltissime persone dai paesi più o meno vicini.Proseguiamo ora il nostro tour salendo la scalinata in mattonelle rosse che porta in cima al colle dove si ergono la chiesa, il campanile e il palazzo del municipio. Anche da questa piazza si gode di una suggestiva veduta panoramica, oltre che sulle colline circostanti, anche su parte del paese.
La chiesa parrocchiale di S. Pietro in Vincoli
Prima di analizzare l'esterno e l'interno della chiesa parrocchiale di S. Pietro in Vincoli, mi soffermerei brevemente sulla storia della parrocchia di Camo e, per questo, utilizzerei la testimonianza, raccolta dal professor Bosca, di Don Michele Messa, parroco di Camo dal 1955 al 1994, e la raccolta di bollettini parrocchiali datati dal 1956 al 1986. Don Messa era convinto che la parrocchia di Camo fosse di origine antica e aveva compiuto alcune ricerche. Non era riuscito però a spingersi oltre il 1600, in quanto nell'archivio parrocchiale il registro più antico risale al 1669. Da questi documenti tuttavia è possibile ricavare notizie importanti sulla storia della parrocchia di Camo:
"la vecchia chiesa parrocchiale era posta sulla cima del monte, situato in mezzo al paese." (Bosca:1985)
La vecchia chiesa era di dimensioni modeste, lunga circa 13 metri e larga 4,50 e ad una sola navata. Il luogo circostante la chiesa comprendeva la canonica e il cimitero ed era di proprietà della parrocchia. In epoca moderna, però, il catasto assegnò il "monte" al comune.
Dalla relazione di Visita Pastorale del 1779, riportata da Don Michele Messa sul bollettino di maggio 1961, possiamo anche venire a conoscenza di come fosse l'interno della vecchia chiesa di Camo.
Non vi sono pitture, tutta imbianchita, non tribune, né coretti (1). Tre sole finestre con grie, vetri e rudò; unica porta a oriente. Tre sono gli altari: quello maggiore, quello della Madonna del Rosario e quello di S. Margherita da Cortona con statua. Non vi sono banchi per la Chiesa, ma molte camerales sedes (2) e tre subsellia (3), che appartengono a singole famiglie.
La relazione prosegue indicando che la chiesa, il cui patrono è S. Pietro in Vincoli, non era consacrata, ma solo benedetta e soffermandosi sulla descrizione del tabernacolo, in legno e di forma quadrata.
Da due relazioni di Don Carlo Giuseppe Giachino (del 1779 e del 1792) apprendiamo notizie circa l'antico campanile.
In parrocchia ci sono due campanili uno qui e l'altro a Valdivilla (4). Quello di Camo è verso la porta della Chiesa, ben forte, verso settentrione, largo 4 piedi ed alto 25 circa. Vi sono due campane: una benedetta da me, l'altra non so.
Nel 1934 l'autorità ecclesiastica e quella civile riconobbero, tramite un decreto di interdizione, la pericolosità e l'inadeguatezza della chiesa.
Era dunque necessario provvedere a risolvere la situazione e le possibilità erano sostanzialmente due: il restauro o la costruzione ex novo. Non vennero prese decisioni fino al 1938 quando il prevosto Don Agostino Boglione incaricò l'architetto Oreste Dellapiana di Alba di progettare un piano organico di sistemazione della chiesa parrocchiale e dell'annessa casa canonica.
Questi, d'accordo con il parroco, la Curia Vescovile e col Municipio di S. Stefano Belbo (ricordiamo infatti che in quegli anni Camo faceva parte del comune santostefanese) ritenne più utile e logico costruire una nuova chiesa e una nuova casa canonica.
A quel punto non rimaneva che scegliere il luogo su cui edificare la nuova chiesa e le discussioni al riguardo videro per un momento prevalere l'ipotesi di spianare il colle, ipotesi che fortunatamente non venne accolta dall'architetto Dellapiana che, come lo definisce Bosca, era "a suo modo un mistico e di fronte al magnifico colle delle Langhe nostre, ubertose e solatie pensò di rivivere e far rivivere in chi avrebbe visitato la chiesa tutta l'anima francescana, piena di poesia e di mistico fervore ascetico".
Il 17 aprile del 1939 l'impresa Guarena-Gallizio di Neive diede inizio ai lavori: furono demolite la vecchia chiesa e buona parte della casa canonica, costruita una nuova chiesa parrocchiale, ricostruite integralmente la sacrestia e parzialmente la casa canonica, demolito il muro a secco della vecchia scarpata, costruito un banchettone di coronamento in calcestruzzo, eretto un parapetto in mattone.
L'abbattimento del campanile e di conseguenza la sua ricostruzione non erano previsti dal progetto iniziale.
Dopo la demolizione della chiesa, però, anche il campanile si rese pericolante e fu necessario abbatterlo. Il preventivo iniziale per tutti questi lavori era pari a 168.960 Lire, compreso l'onorario al progettista. L'ammontare delle spese per la ricostruzione della chiesa potrebbe sembrare di poco conto, ma in realtà i circa 87 Euro del tempo costarono molti sacrifici al parroco e ai parrocchiani.
I lavori si protrassero per lunghi anni e anche i debiti della parrocchia aumentavano sempre di più. La parrocchia di Camo infatti non era ricca, anzi, era totalmente priva di fondi e riusciva a sopravvivere grazie al denaro elargitole dalla Curia.
Don Boglione per questo iniziò ad inoltrare richieste di contributo ai vari enti, primo fra tutti il comune di S. Stefano Belbo da cui la parrocchia all'epoca dipendeva, non ritenendo giusto far ricadere sulla popolazione l'intera spesa sostenuta. Erano stati anni molto duri per i camolesi, che avevano dovuto far fronte al flagello della filossera, a frequenti grandinate e alla crisi vinicola. Problemi molto gravi per una popolazione che si occupava quasi esclusivamente di agricoltura!
Pur non avendo grandi disponibilità economiche gli abitanti di Camo dimostrarono però di avere un grande cuore e una grande forza di volontà. Dedicarono infatti il loro tempo e le loro energie alla costruzione della nuova chiesa. La sabbia necessaria fu prelevata dal Belbo: decine di carri la trasportarono da valle fino al colle di Camo dove sarebbe sorta la chiesa. Le pietre occorrenti furono invece recuperate a Cà del Frà e, non disponendo di mezzi adeguati al trasporto, gli abitanti di Camo costruirono una sorta di catena umana lunga da Cà del Frà fino a quella che oggi è la piazza del Municipio.
Centinaia di uomini si passarono di mano in mano ogni singola pietra di quella che sarebbe diventata la loro chiesa, una chiesa che nasce non solo per volere del parroco e della Curia e dal progetto di un architetto, ma anche e soprattutto dal desiderio e dall'impegno dei parrocchiani.
È bello pensare come un luogo di incontro, non solo con Dio ma anche con i compaesani, così importante sia nato proprio dalla collaborazione e dal grande lavoro della gente comune.
Prima di accogliere i fedeli fra le sue mura, la chiesa di Camo li ha uniti nella realizzazione di un progetto e ancora oggi è emozionante pensare che la nostra chiesa è il frutto del lavoro e della fatica dei nostri nonni o bisnonni!
La chiesa parrocchiale di Camo è dedicata a S. Pietro in Vincoli ed è in stile romanico moderno.
La facciata è caratterizzata dal portale in pietra di Malaneggio, dai tre gradini curvilinei in pietra di Lucerna e, soprattutto, da una pensilina in pietra su cui sono collocate le statue di due angeli in preghiera ai piedi della croce. Questo gruppo artistico, in bronzo fuso, è stato realizzato dallo scultore Musso di Torino.
La chiesa è ad una sola navata. Ai lati del presbiterio ci sono due coretti. L'altare è centrale e ben visibile da tutti i punti. È in marmo botticino e fu collocato, insieme al leggio in marmo con specchiature d'onice, nel 1974 (5).
La chiesa risulta essere ben illuminata grazie alla presenza di 33 esili finestre con vetri opalescenti, di colore dorato chiaro che furono fatti arrivare da Monaco di Baviera. Il soffitto è a cassettoni in legno di faggio con faesite e fu scelto dall'architetto per esigenze termiche, acustiche e anche economiche.
Nelle cinque nicchie che si trovano dietro l'altare centrale sono affrescati i quattro Evangelisti con San Pietro, patrono di Camo, al centro.
Ognuno dei quattro Evangelisti reca in mano un libro, il proprio Vangelo, mentre S. Pietro è rappresentato con le catene alla caviglia.
Nella mano sinistra ha due chiavi, simbolo forse delle chiavi del Paradiso, mentre la destra tiene alzate tre dita, a ricordare la Santissima Trinità. Ai piedi di ciascun personaggio è collocata una pergamena indicante il nome.
Questi affreschi, realizzati nel 1942, sono l'ultima opera del pittore ed esperto di arte sacra Viero Migliorati di Milano, che rimase vittima di un bombardamento durante la seconda guerra mondiale.
Su ambo i lati della navata possiamo notare tre cappelle. Le due più vicine al presbiterio sono dedicate una al Sacro Cuore di Gesù e l'altra alla Madonna.
La cappella di sinistra è infatti caratterizzata dall'affresco raffigurante il Cristo risorto, a braccia aperte in atteggiamento accogliente, come se volesse abbracciare tutta l'umanità. La mano destra ha tre dita alzate, ad indicare la Santissima Trinità. Gesù è vestito con una tunica bianca e un manto rosso, i colori della Pasqua. Intorno al capo un'aureola di luce e le parole "Io sono la via, la verità, la vita".
Ai piedi del Signore è rappresentato il paese di Camo sotto la neve: il pittore ha voluto porre le case di Camo e i suoi abitanti sotto la protezione di Gesù. A sottolineare maggiormente ciò, una pergamena in basso a sinistra recita: "Non temete, io sono con voi sempre".
Dalla parte opposta della navata, possiamo ammirare Maria Ausiliatrice col Bambino. Gesù e la Madonna sono vestiti in modo ricco e sfarzoso e portano in capo corone d'oro, simbolo di regalità. Nella mano destra Maria stringe un rosario.
Gesù è in braccio a Sua Madre ed è a braccia aperte, come a voler abbracciare chi si trova di fronte. Un'aureola di stelle circonda il capo dei due personaggi raffigurati. Su tutto il contorno dell'arco che contiene questo affresco è scritta la frase: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio o Santa Madre di Dio", mentre in basso a destra e a sinistra un mosaico recita così "Tutte le genti mi diranno beata".
Entrambi gli affreschi furono fortemente voluti da Don Messa e vennero dipinti nel 1991 da Padre Eliseo Sasselli della Compagnia di Gesù, residente a Torino presso la Chiesa dei Gesuiti. P. Sasselli, nel 1992, realizzò anche il dipinto che troviamo all'entrata della chiesa, in prossimità del fonte battesimale.
L'episodio qui rappresentato è il Battesimo di Gesù. Sulla destra, Giovanni Battista, vestito di pelli e con un drappo rosso, sta versando acqua sul capo di Gesù, che è invece al centro dell'affresco, prostrato e con il capo chino. Nella mano sinistra S. Giovanni Battista reca una sorta di croce, forse a presagire la morte di croce che patirà il Signore. Sulla sinistra dell'affresco due angeli reggono le vesti di Gesù, mentre al centro in alto possiamo notare la colomba, che in questo caso simboleggia lo Spirito Santo.
P. Sasselli ha anche realizzato i mosaici che si trovano dietro i confessionali. Ogni mosaico, disposto ad arco, contiene una frase che invita alla meditazione, alla riflessione, alla preghiera o alla conversione:
Signore ascolta, Padre perdona
Mi alzerò e tornerò alla casa del Padre mio
Il tempio tuo adorabile è casa di preghiera
Lungo tutta la navata si possono inoltre osservare i quadri della Via Crucis, posti in chiesa nel 1960. Sono in ceramica (tipo mosaico) cotta a gran fuoco, brillante nelle tinte (pittura a smalto) e vennero forniti dalla ditta Lindo Grassi di Torino.
La torre campanaria e le campane
La costruzione del campanile non è contemporanea a quella della chiesa. Come detto precedentemente, infatti, il progetto iniziale prevedeva il mantenimento del vecchio campanile, cosa che però non fu possibile. Per circa 35 anni la chiesa di Camo non ebbe campanile; a testimonianza di ciò possiamo ancora notare la campana che si trova sul tetto della canonica e che per molto tempo chiamò i fedeli a raccolta in chiesa. (6)La torre campanaria, realizzata nel 1985 è alta circa 18 metri ed è in stile romanico moderno, proprio come la chiesa.
La campane al suo interno sono tre e di dimensioni diverse.
La grande è dedicata a S. Pietro, la media alla Madonna e la piccola a tutti i Santi.
Furono benedette nel 1988 dal Vescovo Giulio Nicolini e da quell'anno scandiscono le ore di ogni giorno della vita dei camolesi, con il loro suono rallegrano le domeniche e i giorni di festa, invitano i fedeli alla Celebrazione Eucaristica e addirittura a volte allarmano i viticoltori in caso di pericolo di peronospora!
La casa canonica
Senza soluzione di continuità dalla chiesa sorge la casa canonica, fino al 1994 residenza del parroco, oggi utilizzata per attività inerenti alla parrocchia o comunque alla comunità. La storia della casa canonica è alquanto interessante: dall'archivio parrocchiale si ha memoria di almeno tre canoniche.La prima è risalente a due o tre secoli fa ed è così descritta: "è distante dalla Chiesa circa dodici piedi: al di sotto (piano terreno) è composta di due stanze, un forno, un portico, due 'crote'; al di sopra (primo piano) vi sono due stanze ben riparate. Vicino alla Chiesa c'è un lungo e stretto ponticello, che parte io feci fare e parte lo rinnovai… il sito che circonda la Chiesa e la Canonica è tutto della Casa Parrocchiale… il Parroco abita la Casa Parrocchiale, non convive con alcuni dei congiunti, non tiene donne in casa" (Don Carlo Giacosa, 1779).
La seconda casa canonica risalirebbe al 1819 ed è descritta da Don Teobaldo Giacosa: "La presente casa fu edificata l'anno 1819 con spontanee oblazioni dei parrocchiani, rilevanti alla somma di L. 200. L. 300 furono donate da S.S. R. M. Vittorio Emanuele… Il piccolo monte, su cui è situata la Chiesa, spetta al Parroco in misura di tavole 40 circa, a riserva di poche tavole che spettano alla Comune e ne usufruisce il Parroco… La Casa Parrocchiale è attigua alla Chiesa: è angusta ed è insufficiente con 5 camere in tutto. Le riparazioni spettano alla Comune, ma furono fatte dall'attuale prevosto. V'è ancora altra casa rustica minacciante rovina, la quale serve ancora per cantina. Il Parroco abita la casa parrocchiale ed essendo insufficiente, tiene in affitto altra casa degli Ill.mi Sigg. Conti Incisa, esistente avanti la Casa Parrocchiale e la Chiesa. Per retribuzione celebra una messa al mese secondo la loro pia intenzione. Vi abita con serva, figlia nubile in età di anni 40, d'onesti costumi; tiene ancora un servo d'anni 12, figlio esposto dell'Opera Maternità di Torino".
La terza casa canonica fu costruita intorno al 1888. Il 21 giugno di quell'anno infatti l'allora parroco Don Giovanni Massa così scrive: "… è bensì piccola, ma decente e ben tenuta, per la cura soprattutto dell'attuale prevosto don Giovanni Massa…". Secondo le testimonianze raccolte da Donato Bosca, Don Massa fece alcune aggiunte tra cui un portico-legnaia.
Nel 1912 fu abbattuta la casa rustica, quella che Don Teobaldo Giacosa definì come "minacciante rovina". Il parroco cedette al comune parte del sito parrocchiale e, in compenso, il comune fece costruire a sue spese la cantina del parroco.
Della casa canonica del 1888 è rimasto conservato un dipinto che la raffigura. Da questo possiamo dunque azzardarne una descrizione: la facciata della casa era dipinta di azzurro ed era caratterizzata da un bellissimo porticato e da una scaletta. Questo porticato funse da palcoscenico per alcune rappresentazioni teatrali tra cui possiamo ricordare il dramma "La vendetta della zingara" in occasione dei festeggiamenti patronali del 1958 (riportato nel bollettino di agosto di quell'anno).
Nel 1965 anche questa canonica fu abbattuta e venne eretta quella attuale, molto più ampia e funzionale.
Il palazzo comunale
In stile liberty moderno il palazzo comunale venne realizzato nel 1912 ed era destinato ad ospitare il municipio e le scuole. La facciata si presenta non simmetrica: lo scalone a doppia rampa la divide infatti in due corpi l'uno caratterizzato da quattro finestre e l'altro da otto.
Tale suddivisione è ulteriormente messa in evidenza dalla diversa composizione architettonica della facciata.
La parti laterali, intonacate e tinteggiate, sono ingentilite dalla presenza di un fregio decorativo in pietra artificiale, che prolungandosi anche in verticale tra gli spazi compresi tra una finestra e l'altra, scandisce ulteriormente il doppio ordine di aperture.
La parte centrale si differenzia completamente da quelle laterali: l'intonaco è stato lavorato in modo da riprodurre l'effetto della pietra posta a corsi paralleli e sovrapposti, creando un effetto di austerità. Di particolare pregio risulta il cornicione del primo piano, con la presenza di finte mensole in cemento.
Dal 1991, anno in cui furono chiuse, non ospita più le scuole.
È ancora sede del comune e una parte del palazzo è stata destinata ad ufficio postale.
Sullo scalone d'ingresso al palazzo notiamo raffigurati gli stemmi del comune di Camo, la scritta "Comune di Camo" e il simbolo dei "Sei in Langa", dal 2001 infatti Camo fa parte dell'Unione dei piccoli comuni di Langa con Barbaresco, Neive, Neviglie, Mango, Treiso e Castiglione Tinella.
Il monumento ai caduti
Continuando il nostro tour a Camo, scendiamo dal colle costeggiando il palazzo comunale. Anche questa strada, così come la piazza e la scalinata, è rivestita di mattonelle rosse. Sulla destra possiamo così osservare il monumento ai caduti. Si tratta di due pietre rettangolari in serizzo recanti i nomi dei soldati che sacrificarono la loro vita durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Questo monumento fu inaugurato il 25 maggio 1980 e da quasi 30 anni si erge a memoria di quelle vite, invitando i passanti alla riflessione.
Il cimitero
Procediamo ora verso Dornere, la frazione di Camo. Al fondo di Via Roma la strada si dirama: la provinciale continua verso Mango mentre la comunale prosegue per le campagne e, in particolare, è la strada che porta al cimitero.Quello di oggi è il terzo cimitero della storia di Camo, almeno dal XIX secolo in poi.
Come riporta Donato Bosca, infatti, nel 1837 era ancora esistente un antico cimitero collocato a circa venti piedi dalla porta della chiesa, situato verso oriente e settentrione. Si dice che questo camposanto sia scomparso a causa di una grossa frana.
Un nuovo cimitero (che però da tutti viene ricordato come cimitero vecchio!) fu edificato nel 1833 a spese del comune. Oggi non esiste più.
L'attuale camposanto fu costruito, su sollecito del Vescovo Mons. Carlo Stoppa, negli anni '50. Misura 1552 mq ed è costato complessivamente 957.881 lire.
Nel corso degli anni ha subito alcuni interventi e restauri. In particolare, nel 2004 sono state costruite due nuove colombaie in pietra di Langa e nel 2005 è stato pavimentato.
Passeggiata panoramica
La strada che porta a Dornere è caratterizzata da un panorama mozzafiato.Guardando ad Ovest e a Nord – Ovest infatti, quando il cielo è limpido e sereno, la visuale si estende fino a Superga.
Possiamo ammirare l'ondulato estendersi di colline e colline con le loro forme dolci e armoniose e i loro colori che a mano a mano che si va verso l'orizzonte assumono tutte le sfumature del verde fin quasi a dissolversi in un grigio azzurro. E poi, proprio sulla linea di confine fra terra e cielo, le montagne… che, quando sono innevate, sembrano disegnate col gessetto bianco sullo sfondo azzurro terso del cielo.
La vista che si ha da questo punto è senza dubbio spettacolare, ma anche ciò che ci sta intorno è bellissimo e degno di nota.
Il paesaggio circostante è quello della campagna, caratterizzata soprattutto dai vigneti. La vite, come già ampiamente descritto, è la coltivazione più diffusa e quella del viticoltore è ancora l'occupazione principale degli abitanti di Camo.
La bellezza dei vigneti è data sicuramente dalla regolarità nella disposizione dei filari, tutti alla stessa distanza, che seguono in modo armonioso il pendio della collina.
Lo spettacolo a cui possiamo assistere osservando questo paesaggio cambia radicalmente col cambiare delle stagioni. Questo è dovuto, da un lato, ovviamente ai cambiamenti che la natura subisce nel corso dell'anno ma dall'altro anche ai diversi lavori che la vite richiede durante le varie stagioni.
In autunno rimarrete meravigliati dalla varietà di colori che dipingono le foglie delle viti.
Tutte le tonalità del verde fino al giallo e al marrone caratterizzano le foglie della vite di moscato, mentre le tonalità del rosso e del viola colorano le foglie della vite di dolcetto e, in generale, dell'uva nera (freisa, barbera…).
Con il sopraggiungere dell'inverno tutto è spoglio.
I viticoltori passano dalla potatura alla legatura e, dopo questa operazione, tutti i tralci sono chinati sul fil di ferro, creando nuove geometrie.
Se vi trovate a passare di qui in primavera sicuramente percepirete un'atmosfera frizzante.
È la stagione del risveglio e la natura, dopo il riposo invernale, inizia a germogliare.
Anche la vite mette le prime gemme che poi si schiuderanno diventando tenere foglioline verdi.
Più tardi, nella stagione calda, le stesse viti saranno rigogliose, ricche di foglie verde brillante che proteggono dal sole gli ancora piccoli grappoli d'uva.
Qua e là nei filari noterete le sagome degli instancabili agricoltori al lavoro, che procedono a diradare le foglie e a sistemare un po' i tralci, conferendo ad ogni filare un aspetto ordinato e curato.
E poi arriva la frenesia…è' tempo di raccogliere i frutti di tanto lavoro, è tempo di vendemmia! Le viti di moscato sono ora sì caratterizzate dal colore verde, ma scostando una foglia ecco apparire il dorato del grappolo, il nostro tesoro.
Dolci profumi, dolci sapori e un misto di allegria, speranza, agitazione e preoccupazione nel cuore di ogni contadino, che ha affrontato il rigore dell'inverno e l'afa dell'estate, ha pregato per la pioggia che dissetasse le campagne e contro la grandine, che non arrivasse a distruggere il suo bene prezioso.
Ed ora è lì, pronto a lavorare instancabilmente e quasi ininterrottamente per circa quindici giorni per raccogliere l'uva destinata a diventare un nettare dolcissimo degno degli dei: il moscato.
Se visiterete Camo in periodo di vendemmia lo troverete pressoché deserto, ma osservando le vigne noterete le sagome dei contadini e udirete le loro voci e i rumori di trattori e camion.
Quando tutto è terminato, la quiete. Il mosto riposa nelle cantine e le campagne sono immerse di nuovo in un'atmosfera di pace e tranquillità preparandosi ad affrontare un altro inverno.
La cappella di Dornere
Dopo aver camminato circa un chilometro entriamo in Dornere, frazione di Camo dal 1901.Dornere è grande una manciata di case ed ha anche una cappella dedicata all'Annunziata di Maria Santissima.
La notizia più antica riguardante tale cappella risale al 1779, anno in cui il prevosto Don Carlo Giachino scrisse che era dedicata all'Annunziata di Maria SS.
La cappella è di modeste dimensioni, ma all'epoca era ancora più piccola. Venne ampliata nel 1815 grazie alla donazione di un piccolo appezzamento di prato che un certo Caimotti Giorgio, con atto notarile del 13 giugno 1815, dispose a favore della Chiesa.
I lavori di ampliamento poterono essere effettuati grazie alla sottoscrizione di undici capi-famiglia e del prevosto di Camo Don Stefano Battaglia, che permise di far fronte alle spese che ammontavano a circa 320 Lire.
Inoltre un certo Giovanni Montaldo di 20 anni, nativo di Cossano e residente a S. Stefano Belbo "liberamente e spontaneamente si impegnò a pagare ogni anno e in perpetuo 7 lire piemontesi, ipotecando addirittura una propria pezza di terra coltivata a vigneto, situata in regione delle Dornere, in località Ollive, di tre giornate di estensione e confinante con le proprietà di Pietro Bosio, Carlo Prando, di Giorgio Tranchero e degli eredi di Cainotto Giovanni". (Bosca:1985).
La "libera e spontanea" scelta di questo giovane era una "conditio sine qua non" richiesta dal Vicario Capitolare di Alba per autorizzare i lavori di ampliamento e la celebrazione dei divini uffizi e veniva chiamata "dote".
Anche con questo ampliamento, la cappella rimane di piccole dimensioni, ma proprio questo la rende suggestiva. È molto semplice ed è caratterizzata da un unico grande quadro raffigurante l'Annunciazione dell'Angelo Gabriele a Maria.
Soprattutto nel passato, la cappella di Dornere era meta di processioni, soprattutto il pomeriggio dell'Ascensione e in occasione delle rogazioni.
Le rogazioni erano preghiere particolari per chiedere la benedizione sui raccolti e la protezione dalle calamità naturali.
Nei tre giorni precedenti l'Ascensione era tradizione fare tre processioni recandosi in luoghi diversi e recitando tali preghiere: il primo giorno si andava verso S. Stefano Belbo, il secondo a Dornere e il terzo verso il cimitero.
Mi soffermerei brevemente a raccontare la processione a Dornere, non solo perché sto analizzando la cappella della frazione, ma soprattutto perché credo sia interessante scoprire una tradizione che col passare degli anni si è persa e che, a sentirla oggi, sembra appartenere a luoghi e tempi remotissimi.
Si partiva dalla chiesa di Camo verso le 6.00 – 6.30 del mattino in processione recitando preghiere e invocando lodi. Arrivati alla cappella si celebrava la S. Messa.
Al termine, nel piazzale antistante vi era una prima benedizione alle campagne.
Al ritorno, sempre in processione, erano previste altre due tappe durante le quali si benediva la campagna.
Per le otto circa si era tutti a casa, pronti ad iniziare un'altra dura giornata di lavoro contadino!
La Madonna di Dornere, inoltre, era particolarmente invocata per la guarigione dei bambini ammalati. Questo era testimoniato dai numerosi quadri ex voto che fino a poco tempo fa potevano essere osservati nella cappella.
Un'altra occasione di ritrovo alla cappella di Dornere è la festa dell'Annunziata, che si celebra ancora oggi.
(1) Cappelle
(2) Sedie comuni
(3) Banchi
(4) All'epoca la parrocchia comprendeva Camo e Valdivilla (oggi frazione di S. Stefano Belbo)
(5) In seguito alla riforma che prevedeva che il sacerdote celebrasse la Messa stando rivolto verso i fedeli e non di spalle, come invece era stata regola fino ad allora.
(6) Tale campana è ciò che ancora ci rimane dell'antico campanile.
